Adozioni, i giudici: “Le coppie gay sono discriminate”
Il Tribunale dei minori di Venezia rimette alla Consulta la legge che esclude le unioni civili
La legge italiana sulle adozioni potrebbe essere in contrasto con i principi costituzionali e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. È quanto sostiene il Tribunale per i minorenni di Venezia, che ha deciso di inviare gli atti alla Corte costituzionale dopo aver esaminato il ricorso presentato da due quarantenni veneziani, uniti civilmente, che chiedono di poter adottare un bambino ospitato in un orfanotrofio all’estero.
Secondo i giudici, l’attuale normativa produrrebbe “effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati” nella parte in cui esclude le coppie omosessuali dall’adozione, creando una disparità di trattamento non solo tra famiglie unite civilmente e coppie eterosessuali sposate, ma anche tra i bambini stessi, privati della possibilità di essere accolti in un nucleo familiare idoneo.
La coppia ricorrente ha spiegato di voler essere valutata “per ciò che siamo e per ciò che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino senza riferimenti”, chiedendo che il loro progetto genitoriale venga esaminato senza preclusioni legate all’orientamento sessuale.
La decisione del Tribunale veneziano si inserisce in un quadro giurisprudenziale in evoluzione: lo scorso anno la Corte costituzionale ha già aperto alla possibilità per i single di adottare, riconoscendo che l’interesse del minore deve prevalere su schemi familiari rigidi e non più rappresentativi della realtà sociale.
Ora spetterà alla Consulta stabilire se l’esclusione delle coppie unite civilmente sia compatibile con i principi di uguaglianza e tutela dei diritti fondamentali. Una pronuncia che potrebbe segnare un passaggio decisivo nel dibattito italiano sulla genitorialità omosessuale.