7 ottobre, tre anni dalla strage di Hamas: il giorno che ha cambiato il Medio Oriente
Dall'attacco di Hamas in Israele alla guerra a Gaza: tre anni di ostaggi, raid e crisi regionali che hanno sconvolto il Medio Oriente
Il 7 ottobre 2023 resta una delle date più drammatiche e decisive della storia recente del Medio Oriente. Tre anni fa, gruppi armati guidati da Hamas lanciarono dalla Striscia di Gaza un attacco senza precedenti contro Israele, colpendo comunità di confine, kibbutz, città e il festival musicale Nova. L'operazione, denominata da Hamas "Diluvio di Al-Aqsa", provocò la morte di circa 1.200 persone, tra civili e militari israeliani, secondo le stime internazionali più accreditate, mentre circa 250 persone furono prese in ostaggio e trasferite nella Striscia di Gaza. Fu l'inizio di una guerra destinata a trasformare profondamente gli equilibri della regione.
Dall'attacco all'offensiva israeliana
Il 9 ottobre 2023 Israele annunciò un assedio totale della Striscia di Gaza e richiamò centinaia di migliaia di riservisti. Pochi giorni dopo cominciarono i massicci bombardamenti israeliani. Il 27 ottobre l'esercito israeliano avviò l'operazione di terra su larga scala, dando inizio a una lunga offensiva nella Striscia. I combattimenti provocarono un'enorme crisi umanitaria e un esodo di massa della popolazione palestinese. Il 24 novembre arrivò la prima importante tregua, mediata anche da Qatar ed Egitto. L'accordo consentì lo scambio di ostaggi israeliani e detenuti palestinesi e l'ingresso di maggiori quantità di aiuti nella Striscia. Ma la tregua durò poche settimane. Le operazioni militari ripresero e il conflitto si estese progressivamente oltre i confini di Gaza.
La guerra diventa regionale
Nel 2024 il confronto coinvolse sempre più direttamente altri attori mediorientali. Il 14 aprile l'Iran lanciò contro Israele una massiccia offensiva con droni e missili, alla quale Israele rispose con un'azione di ritorsione. Nei mesi successivi aumentò inoltre lo scontro con Hezbollah, alleato di Hamas e sostenuto da Teheran. Nel luglio 2024 fu ucciso a Teheran Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas. Poche settimane dopo Israele annunciò la morte di Mohammed Deif, comandante militare delle Brigate Ezzedin al-Qassam. A settembre una serie di esplosioni simultanee di cercapersone e altri dispositivi colpì esponenti di Hezbollah in Libano e Siria. Il 27 settembre un raid israeliano a Beirut uccise il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah. Il 1° ottobre l'Iran lanciò una nuova offensiva missilistica contro Israele, mentre nello stesso periodo l'esercito israeliano avviò un'operazione terrestre in Libano. Il 16 ottobre Israele annunciò l'uccisione di Yahya Sinwar, leader di Hamas considerato uno dei principali ideatori dell'attacco del 7 ottobre.
Gli ostaggi e le tregue
La questione degli ostaggi è rimasta al centro del conflitto per tutta la durata della guerra. Una seconda importante tregua entrò in vigore nel gennaio 2025, consentendo lo scambio di decine di ostaggi israeliani con quasi 2.000 detenuti palestinesi. Dopo alcune settimane, tuttavia, le operazioni militari israeliane nella Striscia ripresero. Nel corso del conflitto si sono susseguiti diversi tentativi diplomatici, con il coinvolgimento di Stati Uniti, Qatar, Egitto e altri Paesi. Il tema degli ostaggi è rimasto anche uno dei principali punti di pressione politica sul governo israeliano, mentre nella Striscia la popolazione civile ha continuato ad affrontare distruzioni, sfollamenti, carenza di cibo, acqua, medicinali e strutture sanitarie.
Il conflitto coinvolge anche l'Iran
Nel giugno 2025 il confronto tra Israele e Iran sfociò in una guerra diretta di dodici giorni. Teheran rispose agli attacchi israeliani colpendo obiettivi in Israele e successivamente basi statunitensi nella regione. Una tregua annunciata dagli Stati Uniti pose fine alla fase più intensa dello scontro, ma non eliminò le tensioni tra i due Paesi. Nel frattempo, a Gaza la situazione umanitaria continuò a deteriorarsi. Le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali denunciarono ripetutamente la gravità della crisi alimentare e sanitaria.
Il nuovo percorso diplomatico
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi diplomatici per arrivare alla fine della guerra. Il piano presentato dall'amministrazione Trump ha posto al centro il rilascio degli ostaggi, il disarmo di Hamas, il cessate il fuoco, il ritiro delle forze israeliane e un nuovo assetto amministrativo per Gaza. A ottobre è stato raggiunto un accordo sulla prima fase del piano, con la liberazione degli ostaggi ancora vivi, lo scambio con detenuti palestinesi e un cessate il fuoco accompagnato da un ritiro iniziale delle forze israeliane. Successivamente è stata avviata una nuova fase diplomatica destinata a definire il futuro politico e amministrativo della Striscia. Nel gennaio 2026 è stato inoltre istituito il cosiddetto Board of Peace, organismo destinato a partecipare alla gestione del processo di ricostruzione e stabilizzazione di Gaza.
Tre anni dopo
A tre anni dal 7 ottobre, il bilancio del conflitto va ben oltre i numeri della strage iniziale. L'attacco di Hamas ha provocato una frattura profonda nella società israeliana e ha aperto una guerra che ha cambiato gli equilibri dell'intero Medio Oriente. Gaza è stata devastata da mesi di combattimenti e bombardamenti, mentre la popolazione palestinese ha pagato un prezzo umano enorme. La guerra ha inoltre ridisegnato i rapporti tra Israele, Iran, Hezbollah e gli Stati Uniti, riportando il Medio Oriente al centro della competizione geopolitica internazionale. Il 7 ottobre 2023 non è quindi soltanto una data da ricordare per le vittime dell'attacco di Hamas. È il giorno che ha aperto una nuova fase della storia regionale, le cui conseguenze politiche, umanitarie e strategiche continueranno a farsi sentire ancora a lungo.